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Aplogruppo G2a (DNA-Y)

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Contenuti

Autore: Maciamo Hay. Traduzione italiana da Enea Sagittario.

Distribuzione geografica

Oggi la distribuzione dell’aplogruppo G abbraccia un territorio che va dall’Europa occidentale e dall’Africa nordoccidentale fino all’Asia centrale, all’India e all’Africa orientale, sebbene sia presente quasi ovunque con basse frequenze (in genere tra l’1 e il 10% della popolazione totale). Le uniche eccezioni sono rappresentate dal Caucaso, dall’Italia centrale e meridionale e dalla Sardegna, dove le frequenze sono comprese tipicamente tra il 15 e il 30%.

La gran parte degli Europei appartiene alla sotto clade G2a e molti degli Europei settentrionali e occidentali cadono specificatamente nel gruppo G2a-L140 (o, in misura minore, nel gruppo G2a-M406). ). Quasi tutti i G2b europei (L72+, prima noto come G2c) sono Ebrei ashkenaziti. È possibile trovare G2b dal Medioriente al Pakistan, ed è quasi certamente una delle sotto cladi portate dagli agricoltori neolitici arrivati dall’Iran occidentale, dove G2b è stato identificato da Broushaki et al. (2016) in un campione di 9.250 anni fa.

L’aplogruppo G1 è predominante in Iran, ma anche nel Levante, tra gli Ebrei ashkenaziti e in Asia centrale (soprattutto in Kazakhstan).

G2a conta per il 5-10% di tutta la popolazione dell’Europa mediterranea, ed è relativamente raro in Europa settentrionale. In Europa l’aplogruppo G2 supera il 10% solo in Cantabria nella Spagna settentrionale, nel Portogallo settentrionale, nell’Italia centrale e meridionale (specialmente sugli Appennini), in Sardegna, in Grecia settentrionale (Tessaglia), a Creta e tra i Gagauzi della Moldavia: tutte regioni montane e relativamente isolate. Le altre aree dove si trova con una frequenza vicina al 10% includono le Asturie della Spagna settentrionale, l’Alvernia nella Francia centrale, la Svizzera, la Sicilia, le isole dell’Egeo e Cipro.

Distribuzione dell’aplogruppo G in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Distribuzione dell’aplogruppo G in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Distribuzione dell’aplogruppo G2a-L497 in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Distribuzione dell’aplogruppo G2a-L497 in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Distribuzione dell’aplogruppo G2a-U1 in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Distribuzione dell’aplogruppo G2a-U1 in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Distribuzione dell’aplogruppo G2a-M406 in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Distribuzione dell’aplogruppo G2a-M406 in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Distribuzione dell’aplogruppo G2a-L293 in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Distribuzione dell’aplogruppo G2a-L293 in Europa, in Africa settentrionale e nel Medioriente

Sotto cladi

Se non avete dimestichezza con la genealogia genetica visitate la pagina Introduzione alla filogenetica per capire come leggere un albero filogenetico.

Albero filogenetico dell'aplogruppo G2a (DNA-Y) - Eupedia
Albero filogenetico dell'aplogruppo G2a-L140 (DNA-Y) - Eupedia

Origini

L’aplogruppo G deriva dal macro aplogruppo F che si pensa rappresenti la seconda migrazione principale fuori dall’Africa dell’Homo sapiens, avvenuta almeno 60.000 anni fa. Mentre la prima migrazione degli aplogruppi C e D aveva seguito le coste dell’Asia meridionale fino a raggiungere l’Oceania e l’estremo Oriente, l’aplogruppo F è penetrato attraverso la penisola Arabica e si è stabilito in Medioriente. Il suo ramo principale, il macro aplogruppo IJK, sarebbe poi diventato l’antenato comune dell’80% delle genti eurasiatiche. L’aplogruppo G si è formato circa 50.000 anni fa come linea laterale dell’aplogruppo IJK, ma sembra abbia avuto una partenza lenta, e che si sia evoluto in modo isolato per decine di migliaia di anni, possibilmente nel Vicino Oriente. È rimasto quindi tagliato fuori dall’ondata di colonizzazione dell’Eurasia.

Fino al 2016, erano state identificate 303 mutazioni (SNP) che definiscono l’aplogruppo G, confermando che questa linea paterna è stata sottoposta a un importante effetto collo di bottiglia prima di dividersi negli aplogruppi G1 e G2. G1 potrebbe aver avuto origine intorno all’odierno Iran all’inizio dell’Ultimo massimo glaciale (LGM), circa 26.000 anni fa. G2 si sarebbe sviluppato circa nello stesso periodo in Asia occidentale. È molto probabile che a quei tempi gli esseri umani vivessero come cacciatori-raccoglitori prevalentemente raccolti in piccole tribù nomadi o seminomadi. I membri dell’aplogruppo G2 sono fortemente collegati allo sviluppo delle prime forme di agricoltura apparse nella Mezzaluna fertile a cominciare da 11.500 anni fa. Il ramo G2a si è espanso nella penisola Anatolica, nel Caucaso e in Europa, mentre G2b si è diffuso dall’Iran verso la Mezzaluna fertile e a est verso il Pakistan. Oggi si trova soprattutto tra i Libanesi e tra gli Ebrei, ma anche, con basse frequenze, nella penisola Arabica, in Siria, in Iran, in Afghanistan e in Pakistan.

Al momento, è stato analizzato il DNA-Y proveniente da siti dell’alto Neolitico ritrovati nella penisola Anatolica, in Iran, in Israele, in Giordania, così come in molte delle culture neolitiche europee (Neolitico tessalico in Grecia, cultura Starčevo in Ungheria/Croazia, cultura della ceramica lineare (LBK) in Germania, Remedello in Italia e cultura della ceramica cardiale in Francia sudoccidentale e in Spagna). Tutti questi siti mostrano una maggioranza d’individui G2a, se si escludono i siti del Levante. Ciò indica che, almeno in Anatolia/Iran e in Europa, l’agricoltura è stata diffusa da membri dell’aplogruppo G. Lazaridis et al. (2016) hanno testato 44 campioni provenienti dall’antico Vicino Oriente, inclusi alcuni agricoltori neolitici della Giordania e dell’Iran occidentale, e hanno trovato un campione G2b risalente al Neolitico preceramico (circa 7.250 a.C.) e un campione G2a1 risalente al primo Neolitico ceramico (circa 5.700 a.C.). Entrambi questi campioni provenivano dall’Iran. I pochi campioni prelevati nel Levante appartenevano agli aplogruppi CT, E1b, H2 e T, ma non si può ancora escludere che l’aplogruppo G apparirà prima o poi in altri campioni non ancora testati. Mathieson et al. (2015) hanno analizzato il DNA-Y di 13 agricoltori dell’inizio del Neolitico vissuti nel sito di Barc?n Höyük (6500-6200 a.C.) nel nordest della Turchia. Otto di questi appartenevano all’aplogruppo G2a (sotto cladi G2a2a-PF3146, G2a2a1b-L91, G2a2a1b1-PF3247, G2a2b-L30, G2a2b2a-P303, G2a2b2a1c-CTS342). Gli altri campioni appartenevano agli aplogruppi C1a2, H2, I, I2c e J2a. Questi aplogruppi minori sono apparsi anche tra gli agricoltori neolitici dei Balcani, ma anche in questo caso erano inseriti tra una maggioranza di G2a. Occasionalmente, sono state identificate altre linee tipiche del Vicino Oriente, come un campione T1a ritrovato nella cultura LBK e un R1b-V88 nella Spagna nordoccidentale. Si pensa che le tribù T1a abbiano addomesticato ovini e caprini tra i monti Zagros, mentre le tribù R1b avrebbero addomesticato i bovini nel nord della Mezzaluna fertile.

È nella parte settentrionale della Mezzaluna fertile che si riscontra la variabilità genetica più marcata all’interno dell’aplogruppo G, tra il Levante e il Caucaso, il che è un buon indicatore del fatto che questa regione possa esserne stata la terra d’origine. Si pensa che i primi agricoltori neolitici siano partiti da quest’area per poi muoversi verso occidente nella penisola Anatolica e in Europa, mentre a est si sarebbero spostati verso l’Asia meridionale e a sud verso la penisola Arabica e l’Africa settentrionale e orientale. Fino a oggi, le uniche genti G2a che non presentano le sotto cladi derivate P15 o L149.1 sono state trovate esclusivamente nelle parti meridionali del Caucaso.

Storia dell’aplogruppo G2a

Diverse migrazioni storiche hanno portato in Europa differenti sotto cladi dell’aplogruppo G, o lo hanno ridistribuito geograficamente.

Agricoltori neolitici e mandriani di montagna

Le analisi dei resti neolitici recuperati in differenti parti di Europa hanno confermato che l’aplogruppo G2a era la linea dominante degli agricoltori del Neolitico e dei mandriani che migrarono dalla penisola Anatolica verso l’Europa tra 9.000 e 6.000 anni fa.

La coltivazione dei cereali e dei legumi nacque per la prima volta 11.500 anni fa nella Mezzaluna fertile in quelle che oggi sono Israele/Palestina, la Giordania, il Libano, la Siria e l’Iraq, ma, almeno per i primi due millenni e mezzo della sua storia, non si espanse mai molto oltre i confini di queste regioni. La ragione di questo ritardo risiede nel fatto che le prime forme di agricoltura erano troppo rudimentali perché potessero permettere da sole il sostentamento dell’individuo, ed erano più che altro un’integrazione della dieta dei cacciatori-raccoglitori. Le prime coltivazioni iniziarono con il grano, i fichi e i legumi. La domesticazione del grano e dell’orzo fu un processo lungo che necessitò la selezione di piante in possesso di mutazioni in grado di produrre spighe più grandi e meno fragili. Le pianure alluvionali della Mesopotamia erano il luogo ideale per la coltivazione primitiva dei cereali, dato che non avevano bisogno di essere irrigate.

La ceramica nacque nel Vicino Oriente (Mesopotamia settentrionale) approssimativamente 9.000 anni fa. Lo sviluppo di questa tecnica sembra coincidere con l’espansione improvvisa dei coltivatori G2a verso la Turchia occidentale e verso l’Europa. La ceramica permise di immagazzinare più facilmente i cereali e i legumi, e potrebbe aver facilitato i commerci con i vicini allevatori di ovini, caprini, bovini e suini. Le capre e le pecore sono state addomesticate per la prima volta circa 11.000 anni fa sui monti Zagros e sul Tauro, al margine settentrionale della Mezzaluna fertile. Tuttavia queste non furono introdotte nel Levante fino a circa 8.500 anni fa (vedi Lo sviluppo dell’allevamento di capre e pecore durante il Neolitico levantino, A. Wasse, pagg. 26-27), appena dopo la comparsa della ceramica

L’insediamento neolitico di Çatalhöyük nella Turchia centromeridionale, fu fondato dai coltivatori di cereali e legumi che portarono con loro anche le capre e le pecore domestiche. Solo qualche secolo più tardi (circa 6.500 a.C.) furono introdotti a Çatalhöyük e in altri siti dell’Anatolia centrale anche i bovini, presumibilmente grazie ai commerci con i vicini orientali. Sempre circa 8.500 anni fa, gli agricoltori neolitici G2a arrivarono nella Turchia nordoccidentale e in Tessaglia (nella Grecia centrale), come testimoniato dagli antichi genomi sequenziati da Mathieson et al. (2015) e Hofmanová et al. (2015). Questi contadini si espansero rapidamente dalla Tessaglia neolitica attraverso i Balcani e attraverso il bacino del Danubio fino a raggiungere la Serbia, l’Ungheria e la Romania intorno al 5.800 a.C.. Raggiunsero poi la Germania nel 5.500 a.C., e infine il Belgio e la Francia settentrionale nel 5.200 a.C.. Antichi scheletri provenienti dalla cultura Starčevo–Kőrös–Criș culture (6.000-4.500 a.C.) in Ungheria e in Croazia e dalla cultura della ceramica lineare (5.550-4.500 a.C.) in Ungheria e in Germania hanno confermato che G2a (sia G2a2a che G2a2b) sono rimaste le linee paterne principali anche dopo che gli agricoltori si mescolarono alle popolazioni autoctone incontrate durante la loro avanzata.

A partire da 7.800 anni fa, gli agricoltori che producevano ceramica cardiale arrivarono con i loro ovini, caprini e con i loro fichi sulle coste del Mar di Marmara, nel nordovest della penisola Anatolica. Queste genti attraversarono poi l’Egeo via mare e colonizzarono la penisola Italiana, le coste Illiriche, la Francia meridionale e la penisola Iberica. Qui nacque la cultura della ceramica cardiale (5.000-1.500 a.C.). Ancora una volta, le analisi di antichi campioni di DNA hanno mostrato anche all’interno di questa cultura una prevalenza di G2a, con frequenze superiori all’80% (contro il 50% in Europa centrale e sudorientale).

Ciò nonostante, insieme alla maggioranza di G2a, in molti siti neolitici sono stati trovati anche altri gruppi minoritari ma sostanziali, inclusi C1a2, H2, I*, I2a1, I2c e J2a nella penisola Anatolica, C1a2, E-M78, H2, I*, I1, I2a, I2a1, J2 e T1a in Europa centrale e sudorientale (Starcevo, Sopot, LBK), così come E-V13, H2, I2a1, I2a2a1 e R1b-V88 in Europa occidentale (ceramica cardiale, cultura megalitica). H2 e T1a sono stati ritrovati in siti del Neolitico preceramico levantino e, insieme a G2a, sono innegabilmente collegati ai primi sviluppi dell’agricoltura. Ciò detto, C1a2 è stato trovato anche nella Spagna mesolitica (Olalde et al. 2014) e, dato che si tratta di una linea molto antica associata ai primi Europei paleolitici, potrebbe essere stata presente in tutta Europa e in Turchia già prima del Neolitico. Anche E1b1b è stato identificato in siti del Neolitico preceramico del Levante, ma le sue sotto cladi potrebbero non essere E-M78 o E-V13 ma, più probabilmente, E1b1b1* o E-M123. Pure R1b-V88 si è diffuso sicuramente dal Vicino Oriente, anche se è passato per una via diversa: i pastori di bovini emigrati attraverso l’Africa settentrionale hanno poi attraversato il mare per raggiungere la penisola Iberica. Gli altri gruppi rappresentano probabilmente i cacciatori-raccoglitori assimilati lungo il cammino e i discendenti degli Anatolici occidentali del Mesolitico (I*, I2c, J2) e degli Europei dello stesso periodo (E-V13, I*, I1, I2a, I2a1, I2a2). È interessante notare che molte di queste linee, come C1a2, H2 e I* oggi sono virtualmente estinte quasi ovunque, mentre altre sono molto rare, almeno in Europa (I2c, R1b-V88).

L’espansione dell’agricoltura dal Medioriente all’Europa (9.500-3.800 a.C.)

L’espansione dell’agricoltura dal Medioriente all’Europa (9.500-3.800 a.C.)

Mathieson et al. (2017) hano testato numerosi individui dei Balcani neolitici e calcolitici e hanno trovato le cladi L91 (Neolitico Medio in Bulgaria), P303 (Neolitico Medio in Bulgaria e nella cultura di Cucuteni-Trypillian), Z1903 (in Bulgaria calcolitica), L42 (nella cultura di Cucuteni-Trypillian) e PF3359 (nella cultura di Varna).

L’Uomo del Similaun (“Ötzi”, vedi individui famosi più in basso), che visse sulle Alpi italiane durante il Calcolitico, apparteneva all’aplogruppo G2a2a2 (L91), una sotto clade relativamente rara che oggi si trova in Medioriente, in Europa meridionale (specialmente in Sicilia, in Sardegna e in Corsica) e in Africa settentrionale. G2a2 (PF3146) si trova altrimenti, con basse frequenze, dal Levante fino all’Europa occidentale. In conclusione, gli agricoltori neolitici europei sarebbero appartenuti ai gruppi G2a2a (PFF3146) e G2a2b (L30) e le loro sottocladi.

Oggi G2a si trova più che altro nelle regioni montane dell’Europa, per esempio sui monti Appennini (15-25%) e in Sardegna (12%) in Italia, in Cantabria (10%) e nelle Asturie (8%) nella Spagna settentrionale, in Austria (8%), in Alvernia (8%) e in Provenza (7%) nella Francia sudorientale, in Svizzera (7.5%), nelle parti montane della Boemia (5-10%), in Romania (6.5%) e in Grecia (6.5.%). Effettivamente il terreno collinare dell’Europa meridionale si è rivelato ideale per le mandrie di capre portate dagli uomini G2a all’inizio del Neolitico. Tuttavia la spiegazione più plausibile è che le montagne abbiano fatto da rifugio per le tribù G2a dopo che i Protoindoeuropei invasero l’Europa provenendo dalle steppe della Russia e dell’Ucraina durante le Età del rame e del bronzo (vedi storia di R1a e R1b).

Le genti delle steppe erano quasi esclusivamente pastori di bovini e di cavalli, e si stabilirono inizialmente nelle regioni pianeggianti come la pianura ungherese, le pianure dell’Europa settentrionale e le regioni baltiche. Anche dopo aver raggiunto l’Europa occidentale, preferirono le regioni relativamente piatte come i Paesi Bassi, la Francia occidentale e le isole Britanniche, dove le linee R1b oggi superano il 60% e, in alcuni posti, l’80% della popolazione. Infatti, le odierne percentuali di G2a raggiungono i loro massimi proprio nelle regioni invase per ultime dalle genti R1a e R1b. Gli Indoeuropei non penetrarono nella penisola Iberica almeno fino al 1.800 a.C. e non si distribuirono nell’intera penisola fino al 1.200 a.C., così che sacche di G2a sopravvissero in aree particolarmente isolate come i Pirenei, le montagne della Cantabria e delle Asturie, il Portogallo settentrionale o sugli aridi altopiani de La Mancia. I Proto-italici attraversarono le Alpi muovendosi verso l’Italia a partire dal 1.300 a.C., e si stabilirono soprattutto nelle aree settentrionali. Questo spiegherebbe il gradiente Nord-Sud di R1b che si rileva nell’Italia moderna e che è sostanzialmente speculare alla distribuzione degli aplogoruppi neolitici come G2a, J1 e T1a. I Sardi parlarono una lingua non indoeuropea fino alla conquista romana, avvenuta 2.000 anni fa.

La mappa della distribuzione di tutte le sotto cladi G2a non rivela quanto profondamente i Protoindoeuropei eradicarono le linee G2a dalla metà settentrionale dell’Europa solo perché anch’essi portarono con loro alcune linee G2a che avevano precedentemente assimilato alla periferia delle steppe pontiche, apparteneva a cladi profonde di G2a-L140 come L13 e Z1816 (vedi sotto). Oggi, le linee neolitiche di G2a si trovano soprattutto nella penisola Anatolica, nella parte meridionale dei Balcani, negli Appennini, nella Francia centrale e nei Pirenei. In Europa settentrionale, dove prevalgono le varianti indoeuropee di G2a, questa linea rappresenta invece solo una microscopica frazione di tutti i G2a.

Le popolazioni G2a potrebbero essere state tra le prime nella storia umana ad aver acquisito gli alleli per la pelle chiara. Un cacciatore-raccoglitore ritrovato nella Spagna settentrionale e risalente a 7.000 anni fa è stato analizzato da Olalde et al. 2014 e presenta ancora la pelle scura. Al contrario, i agricoltori dell’inizio del Neolitico ritrovati nei Balcani e in Germania, possedevano gia gli stessi alleli per la pelle chiara che troviamo negli Europei moderni. Non è ancora chiaro quando e tra quali aplogruppi comparvero queste mutazioni, ma è stato suggerito che la nuova dieta indotta dalla coltivazione dei cereali avrebbe causato delle deficienze di vitamina D che, normalmente, veniva assorbita dal pesce e dalla carne. Le mutazioni per la pelle chiara sarebbero così state selezionate positivamente tra gli agricoltori neolitici per stimolare la produzione di questa vitamina a partire dalla luce solare, in modo da compensare la mancanza di carne.

I rami indoeuropei di G2a

Contrariamente agli altri rami di G2a, che prevalgono nelle aree montane, alcune sotto cladi di G2a-L140 si trovano uniformemente distribuite in tutta l’Europa, perfino in Scandinavia e in Russia, dove gli agricoltori neolitici hanno avuto un impatto minore. Cosa ben più importante, G2a-L140 e le sue sotto cladi si trovano anche nel Caucaso, in Asia centrale e in tutta l’India, specialmente tra le caste più alte che rappresentano i discendenti degli invasori Indoeuropei dell’Età del bronzo. La presenza combinata di G2a-L140 sia in Europa che in India rappresenta un’argomentazione a favore della sua dispersione indoeuropea. Comunque, lo stesso L140 è emerso più di 11.000 anni fa, all’inizio del Neolitico preceramico, e parrebbe troppo antico per essere nato tra gli Indoeuropei. Solo alcune delle sue sotto cladi più profonde sarebbero riuscite a raggiungere le steppe pontico-caspiche, per poi essere assorbite dagli allevatori di queste regioni prima del periodo di Jamna ed essere infine redistribuite in Europa e in Asia dalle migrazioni Indoeuropee. Dobbiamo quindi cercare quali sotto cladi si sono espanse a partire dall’inizio dell’Età del bronzo disperdendosi dall’Europa settentrionale a quella centrale e nell’Asia meridionale. I principali candidati sono:

  • L1264, che si trova nel Caucaso settentrionale, nelle regioni baltiche, nei paesi germanici e slavi così come in Asia centrale e in India. È apparso 8.000 anni fa, ma il suo TMRCA ha solo 4.500 anni. Si sarebbe propagato insieme all’aplogruppo R1a (rami Proto-balto-slavo e Proto-indoiraniano).
  • L13 è nato 10.500 anni fa, ma i suoi portatori odierni discendono tutti da un antenato comune che visse solo 5.000 anni fa, in corrispondenza del periodo Jamna. Nonostante la sua giovane età, si trova in tutta Europa, in Russia, in Asia centrale, in Iran, in Caucaso e nel Levante. Questo ramo si sarebbe diffuso insieme a entrambi gli aplogruppi R1a e R1b.
  • Z1816 è presente in tutta l’Europa occidentale e centrale, specie nei paesi germanici. Yfull stima la sua età di formazione intorno ai 4.500 anni, ma la sua sotto clade L42 è stata identificata in un particolare individuo proveniente dalla cultura di Cucuteni-Trypillian vissuto tra i 4.900 e i 5.600 anni fa. Questo ramo potrebbe essere stato assimilato dai protoindoeuropei attraverso il contatto con le genti tardo Tryipillian che migrarono dalle steppe pontiche mischiandosi con le tribù Jamna. Più tardi si sarebbe diffusa nei paesi germanici e celtici insieme all’aplogruppo R1b

La terra di origine di R1b1a1a2 (M269) e dei parlanti le lingue pre-protoindoeuropee si presume fosse situata nella penisola Anatolica orientale e/o nel Caucaso settentrionale. Il Caucaso stesso è una zona calda per quanto riguarda l’aplogruppo G. Quindi è più che probabile che una minoranza di uomini caucasici appartenenti a questo aplogruppo (e forse anche a J2b) si sia integrata nella comunità R1b che ha attraversato il Caucaso per poi stabilirsi sulle coste settentrionali e orientali del Mar Nero, in un periodo compreso tra il 7.000 e il 4.500 a.C.

Una teoria alternativa vuole che G2a-L140 sia arrivato in Europa centrale e orientale dalla penisola Anatolica durante il Neolitico (un fatto confermato da analisi di antichi campioni di DNA). Una volta raggiunta l’Europa sudorientale, individui appartenenti al ramo U1 hanno fondato intorno alla Moldavia la cultura Cucuteni-Trypillian (insieme a uomini di altri aplogruppi, in particolare I2a1b-L621). Questa cultura commerciava attivamente con le vicine culture delle steppe e all’inizio del periodo Jamna (circa 3.500 a.C.) nelle steppe pontico-caspiche, le genti Cucuteni-Trypillian hanno cominciato a espandersi verso est proprio nelle steppe di quella che oggi è l’Ucraina occidentale, lasciando così i loro villaggi (che a quei tempi erano i più grandi del mondo). Come i loro vicini Jamna, adottarono pertanto uno stile di vita sempre più nomade. Quando i Protoindoeuropei cominciarono la loro espansione massiva, gli uomini G2a1-U1 appartenenti alle sotto cladi L13 e L1264 si sarebbero uniti alle tribù R1b e R1a nella loro invasione dell’Europa prima e dell’Asia centrale e meridionale dopo.

Redistribuzione romana

Nell’Età del ferro, la popolazione G2a europea era stata decimata dalle invasioni degli Indoeuropei, seguiti dagli armamenti e dalle tecniche di guerra celtiche. I G2a cercarono rifugio sulle montagne.

Gli antichi Latini e i Romani discendono dalle tribù italiche che invasero la penisola Italiana a partire dal 1.200 a.C.. Sembra siano appartenuti prevalentemente agli aplogruppi R1b-U152 (=> vedi Genetica delle popolazioni italiane), ma avrebbero portato con loro anche una minoranza sostanziale di linee G2a-L140, specialmente le sotto cladi L13, L1264 e Z1816. La terra di origine del Latini nell’Italia centrale oggi è uno dei punti caldi in Europa per quanto riguarda l’aplogruppo G2a. L’alta incidenza di G2a nel Lazio potrebbe essere dovuta alla presenza contemporanea delle sotto cladi indoeuropee L13, L1264 e Z1816 insieme alle linee delle genti dell’inizio del Neolitico che discesero dagli Appennini per stabilirsi a Roma dopo essere state assorbite dalla civilizzazione romana.

Se gli antichi Romani e le altre genti romanizzate della penisola Italiana hanno avuto un qualche impatto genetico su altre parti dell’impero Romano (come in effetti dovrebbe essere), di certo hanno contribuito ad aumentare moderatamente le linee G2a (oltre a R1b-U152 e J2) entro i confini dell’Impero. Oggi l’aplogruppo G è molto più raro nei paesi nordici e nei paesi baltici rispetto alla Gran Bretagna, nonostante l’agricoltura abbia raggiunto queste regioni nello stesso periodo. Non è quindi da escludere che una parte del G2a presente in Gran Bretagna, e in special modo nel Galles (dove si ha il picco di G2a), sia di origine romana. Un’altra ragione potrebbe essere che le pianure boschive della Germania settentrionale, della Polonia e del Baltico fossero troppo povere di metalli e non fossero sufficientemente attraenti per i lavoratori dell’Età del bronzo provenienti dal Caucaso (=> vedi L’estrazione del metallo e l’allevamento del bestiame spiegano la dominanza di R1b sulla frangia atlantica). L’Europa nordorientale presenta anche una percentuale piuttosto bassa di aplogruppo R1b. Questo rinforza l’ipotesi che i due aplogruppi si siano diffusi insieme durante l’Età del bronzo.

G1 scita

Proprio come G2b, l’aplogruppo G1 (M342) si trova in tutto il Medioriente e in Asia meridionale e centrale. Durante il Neolitico, mentre gli uomini G2a migrarono a ovest verso l’Europa attraversando la penisola Anatolica, i loro cugini G1 migrarono a est verso l’altipiano Iranico e in India. In Europa, G1 è confinato quasi esclusivamente in Romania, in Moldavia, in Ucraina occidentale, in Polonia orientale, in Bielorussia e in Lituania, con alcuni casi in Germania centrale e meridionale. Questa distribuzione ricorda quella di R1a-Z93, il ramo Indoiraniano di R1a. Durante l’Età del bronzo e quella del ferro, l’Asia centrale divenne un punto di contatto per le linee meridionali G1 e J2 e le linee nordiche R1a. Nacquero nuove popolazioni ibride come gli Sciti, che una volta controllavano un impero che abbracciava un territorio compreso tra il Pakistan settentrionale, lo Xinjiang e l’Ucraina. Le linee R1a-Z93, R1b-Z2103, G1, J2b e Q1b potrebbero essere state tutte portate in Europa dagli Sciti, dai Sarmati e da altre tribù che hanno abitato storicamente le steppe.

È noto che i Romani reclutassero cavalieri Sciti o Sarmati nelle loro legioni. Secondo quanto scrive C. Scott Littleton nel suo libro Dagli Sciti a Camelot, diversi cavalieri della Tavola Rotonda sarebbero stati di origine Scita, e la stessa leggenda del Sacro Graal avrebbe avuto origine nella Scizia. Questa ipotesi è stata ripresa anche nel film del 2004 King Arthur, che si apre proprio con l’arrivo della cavalleria scita-romana in Gran Bretagna. In ogni caso, gli Sciti erano genti delle steppe che avrebbero portato soprattutto le linee R1a-Z93 e R1b-Z2103. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, in Inghilterra sono state identificate una dozzina di famiglie G1 e, cosa ancora più interessante, è stata identificata una famiglia in Galles (cognome Mills) dove l’esercito romano-britannico di Re Artù pare si sia ritirato sfuggendo agli invasori Anglosassoni. La rara linea R1b-Z2103 in Gran Bretagna è stata trovata nel Dorset e nel Somerset, incluso un individuo che vive vicino a Glastonbury (cognome Allen, di origine celtica, ma potrebbe anche avere una qualche relazione con gli Alans, una tribù delle steppe che parlava una lingua scita-sarmata), un altro luogo associato a Re Artù.

Le linee materne (mtDNA) corrispondenti all’aplogruppo G

Le tre principali linee materne che si pensa si siano evolute insieme all’aplogruppo-Y G2 sono gli aplogruppi-mt N1a1a, W1 e X Ciascuna di queste è una linea minore che ha le sue radici nel Medioriente. La cosa interessante è che N1a, W (noto anche come N2b) e X sono discendenti diretti dell’antichissimo aplogruppo N*, e non del più recente macro aplogruppo R (l’antenato di HV, JT e UK, le quali rappresentano il 90% delle linee di mtDNA europee). La lunga evoluzione a collo di bottiglia di N1a e di X rispecchia quella dell’aplogruppo-Y G2. Questi aplogruppi sono chiamati eurasiatici basali.

Proprio come G2a, non si trovano nel Levante neolitico, ma tutti e tre sono stati identificati in quelle popolazioni dell’Europa e della penisola Anatolica dell’inizio del Neolitico che mostrano una prevalenza di G2a. Dei 40 campioni di mtDNA provenienti dalla Turchia neolitica testati fino a oggi, 11 appartengono a N1a1a, tre a X2 e uno a W1. Altri due appartengono a N1b1a, una linea oggi molto rara ma strettamente connessa a N1a. Quasi la metà delle linee di mtDNA e poco più della metà delle linee di DNA-Y trovate nella penisola Anatolica del Neolitico erano quindi eurasiatiche basali.

Inoltre, sia N1a1a che X2 sono stati trovati con frequenze eccezionalmente alte, se comparate ai tempi odierni, nell’Europa neolitica: N1a1 è stato trovato nel 13% dei campioni provenienti dalla cultura della ceramica lineare (LBK) e X2, nelle culture neolitiche, di solito varia tra il 5 e il 10%. Oggi, X2 si trova nell’1,5% della popolazione europea e N1a1a in meno dello 0,5%. L’unica popolazione moderna che mostra alte frequenze di mtDNA X sono i Drusi, tra i quali anche l’aplogruppo-Y G supera il 10%. Ciononostante, N1a e X non possono essere visti come esclusivamente legati all’aplogruppo-Y G per la semplice ragione che i primi agricoltori neolitici della Mezzaluna fertile erano rappresentati da un insieme di linee maschili e femminili diverse, di cui facevano parte anche gli aplogruppi-Y E1b1b (almeno l’M123), H2 e T1a (e forse alcuni J1 e J2).

Individui famosi

Il Dna dell’Uomo del Similaun,(Ötzi), la più antica mummia umana naturale europea, risalente a 5.300 anni fa, è stato completamente sequenziato (il più antico genoma europeo mai analizzato) ed è stato identificato come appartenente all’aplogruppo G2a-L91 (G2a2a2, prima noto come G2a4).

Il 12 settembre 2012, gli archeologi dell’Università di Leicester hanno annunciato la scoperta di quelli che si pensa siano i resti di Re Riccardo III di Inghilterra (1452-1485) all’interno dell’ex Greyfriars Friary Church nella città di Leicester (vedi Esumazione di Riccardo III). Il DNA recuperato dallo scheletro coincide esattamente con l’aplogruppo mitocondriale (J1c2c) dei discendenti moderni matrilineari di Anna di York, la sorella maggiore di Riccardo, confermando così l’identità del Re medioevale. Altri test pubblicati nel dicembre del 2014 hanno rivelato che il suo aplogruppo-Y era G2 (non sono state fatte analisi per identificare a quale sotto clade appartenesse, ma è statisticamente molto probabile che, in quanto nordeuropeo, fosse G2a3). D’altro canto, questi risultati non combaciano con il DNA-Y di tre suoi parenti moderni (i quali erano tutti R1b-U152 xL2) discendenti di Edoardo III, il bis-bisnonno di Riccardo III. Riccardo discende dalla Casa di York, mentre i suoi parenti moderni discendono dalla Casa di Lancaster attraverso Giovanni di Gand. Al momento non è possibile quindi determinare quando avvenne l’evento di mancata paternità nella linea dei Plantageneti, e quindi non è possibile determinare se la maggior parte dei monarchi Plantageneti appartenessero all’aplogruppo G2 o a R1b-U152. Entrambi sono molto più comuni in Francia che in Gran Bretagna, il che è in accordo con le radici francesi della Casa dei Plantageneti.

Iosif Stalin, di origini georgiane, apparteneva all’aplogruppo G2a1a. Questo è stato determinato analizzando il DNA di suo nipote Alexander Burdonsky (il figlio di suo figlio Vasily).

Larry Bird (photo by Steve Lipofsky - CC BY-SA 3.0)

Larry Bird (nato nel 1956), un dirigente di basket professionista americano, ex coach ed ex giocatore dei Boston Celtics, pare appartenga all’aplogruppo G-Z6748 (derivato da Z1816 e Y8903), almeno secondo i test operati su diversi parenti discendenti di Thomas Bird all’interno del Haplogroup G-L497 Y-DNA Project. Larry Bird è l’unica persona nella storia dell’NBA a essere stata nominata Most Valuable Player, Coach of the Year ed Executive of the Year.

Altri membri famosi dell’aplogruppo G2a

  • Phillip Hamman (1753-1832) : conosciuto come Il Saggio di Greenbrier, fu un eroe della frontiera americana che venne premiato per il suo coraggio nella difesa di Fort Donnaly della Contea di Greenbrier, in West Virginia, contro un attacco degli Shawnee nel 1778. Le analisi genetiche dei discendenti patrilineari di ciascuno dei suoi figli mostrano che il suo aplogruppo-Y era G2a3b1.
  • Najeeb Halaby (1915-2003) : fu un uomo d’affari statunitense, un ufficiale governativo, un celebre aviatore e il padre della Regina Noor di Giordania. La Regina fu ospite della serie televisiva Faces of America, prodotta dalla PBS, e proprio per la serie fu analizzato il DNA di uno dei suoi cugini paterni. La sua linea paterna apparteneva all’aplogruppo G.
  • Jake Gyllenhaal : attore americano e figlio del regista Stephen Gyllenhaal e della sceneggiatrice Naomi Foner. Il suo DNA è stato analizzato nel corso della trasmissione televisiva Finding Your Roots.


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