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Come era davvero l’uomo di Neanderthal e cosa ci ha lasciato in eredità?

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L’uomo moderno discende dai Neanderthal?

L’uomo di Neanderthal ha sofferto per lungo tempo di una cattiva reputazione e continua a evocare una serie di luoghi comuni.

Poco dopo la scoperta dei primi scheletri in Belgio (1829), Gibilterra (1848) e in Germania (1856), gli scienziati del tempo hanno sostenuto che l’Homo neanderthalensis, com’era stato chiamato, non fosse umano. Lo immaginavano come una sorta di primate animalesco, più simile a un gorilla o allo Yeti che all’uomo moderno. Oggi sappiamo che questi antichi abitanti dell’Europa, mai ritrovati in altri continenti al di fuori del Vicino Oriente o dell’Asia Centrale, in realtà ci assomigliavano molto. Qui potete vedere una ricostruzione di un bambino Neanderthal ritrovato a Gibilterra e prodotta dall’Istituto Antropologico dell’Università di Zurigo.

Reconstruction of a Neanderthal child from Gibraltar by the Anthropological Institute, University of Zürich

Il luogo comune più fortemente radicato, ancora diffuso nel mondo scientifico, è che i Neanderthal si siano estinti senza lasciare alcun contributo all’uomo moderno. Il confronto morfologico tra i Neanderthal e gli Europei di oggi rivela immediatamente delle somiglianze impressionanti, soprattutto in quei tratti fisici unici che non è possibile ritrovare tra le popolazioni dell’Africa (vedi più in basso). Il sequenziamento del genoma neandertaliano, completato nel 2010, ha definitivamente provato che non solo gli Europei ma tutti i popoli non africani hanno ereditato una piccola percentuale del loro DNA.

I Neanderthal erano meno evoluti dell’Homo sapiens?

Un altro luogo comune è che tutti i Neanderthal fossero uguali. I proto Neanderthal apparvero per la prima volta 350.000 anni fa, in un’epoca in cui l’antenato dell’Homo sapiens era il poco evoluto Homo erectus, il quale aveva una capacità cranica compresa tra i 900 e i 1100cc.

I Neanderthal vagarono per l’Europa fino a circa 30.000 o 24.000 anni fa, quando sparirono progressivamente dalle cronache archeologiche. Naturalmente, 300.000 anni sono un tempo più che sufficiente per l’evoluzione di molte sottospecie (vedi Fabre 2009). È probabile che la distanza genetica tra queste sottospecie neandertaliane fosse più grande di quella che occorre tra i diversi gruppi etnici appartenenti all’essere umano moderno.

Quando l’Homo sapiens sapiens (riconosciuto anatomicamente come l’essere umano moderno) arrivò in Europa circa 40.000 anni fa, i Neanderthal erano al picco della loro evoluzione. Il loro cranio, con un volume compreso tra i 1200 e i 1700 cc, era infatti più grande di quello dei Cro-Magnon (l’Homo sapiens europeo del Paleolitico), e mediamente più grande del nostro di circa il 10%. Se le dimensioni del cervello contano qualcosa, i Neanderthal potrebbero essere stati più intelligenti di noi. Ma la storia non finisce qui. Il cranio dei Neanderthal presenta una corteccia prefrontale dalla volta più bassa rispetto a quello degli uomini moderni, cosa che ha portato a supporre che le loro abilità nei processi decisionali e nella mediazione dei comportamenti sociali potrebbe essere stata più scarsa della nostra. D’altro canto, i Neanderthal possedevano un lobo occipitale più sviluppato, lasciando supporre che le loro capacità visive (inclusa la capacità di distinguere i dettagli e i colori) fossero quasi certamente migliori di quelle dell’essere umano moderno.

Per lungo tempo gli scienziati hanno guardato dall’alto in basso i Neanderthal, sostenendo che non fossero sufficientemente evoluti per parlare o per utilizzare attrezzi come faceva l’Homo sapiens. La genetica ha provato il contrario. La rispettabile rivista scientifica Nature ha pubblicato un articolo dove si sostiene che i Neanderthal fossero geneticamente preparati per l’uso del linguaggio. Un altro studio (D'Anastasio 2013), basandosi sulla presenza di una struttura a forma di ferro di cavallo nel loro collo, ha confermato che avevano la facoltà di parlare.

Numerosi studi hanno dimostrato che i Neanderthal e i Cro-Magnon usavano strumenti e tecnologie simili e, nel complesso, avevano stili di vita analoghi. Entrambi seppellivano i morti con i propri ornamenti, dimostrando lo stesso livello di emotività e d’interesse per i propri congiunti. In realtà, i Neanderthal furono i primi ominidi a praticare l’inumazione, molto prima della comparsa dell’Homo sapiens. I più antichi siti di sepoltura neandertaliani risalgono a 300.000 anni fa e sono stati ritrovati in Spagna ad Atapuerca. Circa 15 esemplari di Neanderthal, recuperati dal sito di Pontnewydd in Galles, dimostrano che praticavano la sepoltura intenzionale già 225.000 anni fa. Un altro esempio molto noto ci arriva dal sito di Krapina in Croazia, 130.000 anni fa, dove sono stati ritrovati più di 70 Neanderthal sepolti seguendo riti cerimoniali e con l’aiuto di attrezzi (fonte). Anche la pratica religiosa sembra essere cominciata con i Neanderthal, sotto forma di totemismo o adorazione di idoli animali, come per esempio il culto dell’orso.

Molti immaginano i Neanderthal come semplici cacciatori la cui dieta era dominata dalla carne ottenuta dalla caccia grossa. In verità, la loro dieta era molto più diversificata e comprendeva cozze e altri molluschi (che venivano scaldati per aprirne il guscio), pesce, graminacee come l’orzo e il grano (che venivano cucinati), legumi, noci, frutta e anche piante medicinali amare come la camomilla e il millefoglio.

Stanley Finger spiega nel suo libro Le origini delle Neuroscienze che un cranio Neanderthal di circa 70.000 anni fa, ritrovato nel sito di Shanidar in Iraq, mostra ferite al cranio che sono state successivamente curate. Perciò è possibile che i Neanderthal avessero qualche nozione di medicina ben prima che l’Homo sapiens raggiunse l’Europa.

João Zilhão et al. (2010) riporta di conchiglie pitturate dai Neanderthal 50.000 anni fa e ritrovate nella penisola iberica. Questa è la prima testimonianza dell’utilizzo di monili, ma anche della fabbricazione di pigmenti per la pittura. Gli archeologi credono che i Neanderthal fossero soliti dipingere i propri corpi. È stato proposto che le più antiche pitture rupestri, quelle di El Castillo in Cantabria e nel sito di Nerja in Spagna vicino a Malaga, datate a circa 40.000 anni fa, possano essere l’opera di Neanderthal o, possibilmente, di antichi ibridi Neanderthal-Sapiens (fonte). Non è sorprendente che siano stati loro a dare origine alla pittura, se si tiene in considerazione il loro lobo occipitale più sviluppato, cosa che li avrebbe resi più abili nelle abilità visive.

I Neanderthal hanno anticipato l’Homo sapiens anche nella produzione di corde e fili, i cui esemplari più antichi sono stati trovati in un sito francese di 90.000 anni fa (fonte), che, per quel che ne sappiamo, anticipa di 60.000 anni i reperti prodotti dall’Homo sapiens.



Cosa hanno ereditato gli Europei dai Neanderthal?

Sembra che tutti i popoli euroasiatici abbiano ereditato diversi geni neandertaliani che hanno a che fare con il sistema immunitario (per esempio i sistemi HLA), inclusi alcuni geni responsabili dell’aumento del rischio per alcune malattie autoimmuni come il diabete di tipo 2 e la malattia di Chron. Tra le caratteristiche fisiche ereditate da Europei e Mediorientali, troviamo arcate sopraccigliari prominenti, occhi grandi, mascelle forti e spalle larghe. Il 70% degli Asiatici ha ereditato anche mutazioni nel gene POU2F3, che ha a che fare con la produzione di cheratina e potrebbe essere responsabile della comparsa dei capelli lisci.

Secondo l’antropologo canadese Peter Frost, l’attuale livello di diversità del colore dei capelli tra gli Europei si sarebbe sviluppato in circa 850.000 anni, mentre l’Homo sapiens abita queste aree da non più di 45.000 anni. Ciò è sufficiente a dimostrare che i geni per i capelli chiari derivano dall’incrocio con i Neanderthal.

Analisi genetiche hanno dimostrato che i Neanderthal avevano la pelle chiara e, almeno alcune sottospecie, i capelli rossi.

A quanto pare, l’Homo sapiens non ha ereditato in blocco occhi, pelle e capelli chiari, ma gradualmente e nel corso di decine di migliaia di anni e attraverso l’incrocio continuo con diverse sottospecie di Neanderthal sia in Europa, che in Medio Oriente e in Asia centrale. È ormai confermato che gli Europei del Mesolitico avevano gli occhi azzurri ma la pelle e i capelli scuri.

Ci sono diversi geni che regolano il colore della pelle. Tra questi, il gene BNC2, che influenza la saturazione del colore ed è responsabile delle lentiggini, ci è arrivato dai Neanderthal, come confermato da Sankararaman et al. (2014) Questo si trova con diverse frequenze in tutta la popolazione euroasiatica, ed è comune soprattutto tra gli Europei (il 70% ha almeno una copia della versione neandertaliana, contro il 40% delle popolazioni dell’Asia orientale e dell’Asia meridionale). Mutazioni nel gene SLC24A5, responsabile del 40% della variabilità del colore della pelle tra Europei e Africani subsahariani, sembrano essersi diffuse in Europa grazie ai contadini neolitici originari del Vicino Oriente, specialmente grazie ai Protoindoeuropei delle steppe pontiche del l’Età del bronzo (altre informazioni qui). Non sono ancora state identificate mutazioni per i capelli biondi e rossi in campioni europei precedenti all’Età del bronzo. Così pare che la pelle chiara e i capelli biondi o rossi siano passati all’Homo sapiens per la prima volta non in Europa ma nel Medio Oriente o in Asia centrale.

Per quanto riguarda i geni per gli occhi chiari, ci sono buone probabilità che non siano comparsi più tardi e in modo indipendente nelle popolazioni europee, ma che anch’essi siano stati ereditati dai Neanderthal. Non è ancora provato che i Neanderthal avessero gli occhi azzurri, verdi o nocciola, perché per il momento solo un singolo esemplare è stato completamente sequenziato. Ma la probabilità statistica che queste mutazioni siano comparse e siano state selezionate positivamente nei Neanderthal, che si sono evoluti per 300.000 anni vivendo alle latitudini più settentrionali dell’Europa, è molto più alta rispetto alla possibilità che ciò sia avvenuto nell’Homo sapiens europeo, il quale vive in Europa da solo 45.000 anni e in Europa settentrionale da meno di 30.000. Comunque non tutti i Neanderthal avevano gli occhi azzurri. I Neanderthal erano geneticamente molto più variegati degli uomini moderni. Questi ultimi condividono tutti un antenato comune tre volte più recente dell’antenato comune a tutte le sottospecie neandertaliane. Se gli occhi azzurri sono veramente apparsi per la prima volta nei Neanderthal, diverse popolazioni neandertaliane potrebbero aver passato questo tratto all’Homo sapiens europeo, mediorientale o centrasiatico in diverse occasioni. Non è affatto scontato che i due geni principali, OCA2 e HERC2, siano stati passati contemporaneamente e alle stesse popolazioni. Potrebbero invece essersi ritrovati più tardi negli Europei. Un’alternativa è che solo uno di questi geni sia arrivato dai Neanderthal, mentre l’altro si è sviluppato nell’Homo sapiens.

E’ stato confermato che gli Europei mesolitici della Spagna e del Lussemburgo possedevano la mutazione HERC2 per gli occhi azzurri (vedi Olade et al. (2014) e Lazaridis et al. (2014)). E’ possibile ritrovare questa mutazione anche in quelle parti dell’Asia dove vissero i Protoindoeuropei appartenenti alle linee paterne R1a e R1b, come i Monti Altai, la Siberia meridionale, l’Asia centrale, l’Iran e il subcontinente indiano. Dato che le linee paterne da cui derivano i Protoindoeuropei sono molto diverse da quelle degli Europei mesolitici (gli aplogruppi del cromosoma Y denominati C, F, K e I), e dato che essi condividono solo alcune linee materne estremamente antiche, come gli aplogruppi U4 e U5, la mutazione HERC2 potrebbe essere stata ereditata da un antenato paleolitico comune, oppure potrebbe essere stata passata a entrambi da due diversi gruppi di Neanderthal che hanno separato l’Homo sapiens del Paleolitico superiore.

Tratti fisici neandertaliani ereditati dagli Europei moderni

Tutti i non africani odierni potrebbero avere circa la stessa proporzione di DNA dei Neanderthal, ma sembra che alcuni dei tratti fisici più evidenti siano stati ereditati in special modo dagli Europei moderni e dai nord Europei in particolare. Qui presentiamo una lista di tratti che distingue i Neanderthal dall’Homo sapiens, ma che potreste avere ereditato anche voi se siete di origine europea o provenite dall’Eurasia occidentale.

  • Bozzo occipitale : una protuberanza dell’osso occipitale (parte posteriore della testa) che assomiglia a uno chignon. Ne avete uno se riuscite a sentire una sporgenza arrotondata proprio sulla nuca (alla stessa altezza delle orecchie).
  • Cranio basso, piatto e allungato : la caratteristica più importante in questo caso è il “cranio allungato”, in opposizione a un cranio con la parte posteriore che scende quasi verticalmente, tipico degli Orientali, della maggior parte deli anatolici, dei Caucasici e degli Europei dell’est. Il cranio allungato è particolarmente comune in Scandinavia, nelle isole britanniche e nella penisola iberica.
  • Spazio retromolare posteriore al terzo molare: uno spazio vuoto dietro al dente del giudizio.
  • Arcata sopraccigliare: arcata sopraccigliare sporgente (include cavità orbitali profonde tra gli occhi e le sopracciglia).
  • Occhi grandi e più rotondi della media
  • Naso largo e sporgente : l’angolo del naso è piegato verso l’alto più del normale (non forma una linea dritta come il “naso greco”).
  • Proiezioni ossee sui lati delle narici : il setto nasale forma un “triangolo” tra il naso e le guance/orbite.
  • Mento piccolo e non sporgente
  • Foro mentoniero della mandibola più largo per maggiore afflusso di sangue : significa che il lato della mascella e la guancia sono più grandi e ricevono un afflusso di sangue superiore alla media. Ciò può risultare nell’arrossamento delle guance quando si fanno esercizi fisici o quando la temperatura si abbassa.
  • Scapole corte e inclinate : le scapole curvano in avanti più della media.
  • Punta delle dita larghe e arrotondate : tipicamente, la punta delle dita è appiattita e larga, specialmente il pollice (per esempio se il pollice è più largo di 1.5 cm).
  • Pigmentazione rossa : capelli rossi, o capelli marroni con pigmenti rossi, o lentiggini naturali.
  • Pelle, capelli e occhi chiari : si pensa che i Neanderthal avessero gli occhi verdi o blu, la pelle chiara e i capelli biondi. Avendo passato 300.000 anni a latitudini settentrionali, cinque volte più a lungo rispetto all’Homo sapiens, è naturale che i Neanderthal abbiano sviluppati questi tratti adattativi per primi.

Quanto ci ha messo l’Homo sapiens a rimpiazzare i Neanderthal?

L’ibridazione Sapiens-Neanderthal probabilmente è stata un processo molto lungo, durante il quale il flusso costante di Homo sapiens dall’Africa e dal Medio Oriente ha progressivamente diluito il patrimonio genetico dei Neanderthal. La prima migrazione dell’Homo sapiens in Europa potrebbe essere cominciata già 100.000 anni fa, seppure in numero così esiguo da non aver lasciato, a oggi, tracce archeologiche. Le migrazioni sono continuate regolarmente dal Vicino Oriente o dall’Africa nordoccidentale (attraverso lo stretto di Gibilterra) per tutto il Paleolitico, e nuove ondate migratorie hanno interessato l’Europa durante il termine dell’ultima glaciazione, il Mesolitico, il Neolitico e l’Età del bronzo.

Vi sono delle innegabili evidenze anatomiche riscontrabili nello scheletro dei Neanderthal che con il passare del tempo essi si siano evoluti e, almeno a partire da 100.000 anni fa, siano diventati meno robusti e più simili all’Homo sapiens. I Neanderthal mediterranei sono quelli che sono diventati meno robusti e che hanno mostrato maggiormente segni di ibridazione, mentre le loro controparti nordiche sono rimaste più vicine ai vecchi tipi di Neanderthal. Se l’incrocio con l’Homo sapiens è avvenuto così presto, deve essere cominciato in Europa meridionale.

Durante il Paleolitico Medio (fino a circa 50.000 anni fa), la presenza dell’Homo sapiens in Africa settentrionale e nell’Asia sudorientale sarebbe stata troppo piccola perché le loro migrazioni potessero avere un impatto genetico significativo sulla popolazione neandertaliana europea. Ma non appena la popolazione di Homo sapiens è cresciuta durante il Paleolitico superiore, i loro geni hanno cominciato a essere più numerosi di quelli dei Neanderthal, prima nell’Europa sudorientale, poi, piano piano, anche nel resto del continente. Se l’incrocio fu un processo continuo, è possibile che alla fine i tratti neandertaliani si siano diluiti tanto da sparire, almeno in apparenza, senza lasciare tracce archeologiche a partire da circa 25.000 anni fa.

Ci sono addirittura prove che i Neanderthal potrebbero essere sopravvissuti fino a oggi. Per esempio si ritiene che gli Almas, una specie di presunti ominidi che appartiene al mondo della criptozoologia, abitino il Caucaso e i Monti Pamir dell’Asia centrale. Gli Almas sono descritti come bipedi simili all’uomo, di circa 150 o 200cm di altezza, con i corpi ricoperti di peli rossicci e marroni e con caratteristiche facciali antropomorfiche che includono l’arcata sopraccigliare pronunciata, il naso piatto, e il mento poco sporgente. Molti ricercatori che si occupano di criptozoologia sono rimasti colpiti dalle somiglianze tra queste descrizioni e le ricostruzioni moderne di quello che potrebbe essere stato l’aspetto dei Neanderthal. Un ominide del genere fu catturato in Abkhazia, nel Caucaso occidentale (ora Georgia) verso la fine del 1800. Il nome di questo esemplare femmina era Zana (leggi).

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